Intervento di Pasquale De Francesco - 27/07/02

La domanda del prof. Sequeri. 

Mi colpisce una delle domande del prof. Sequeri riportata nella parte introduttiva del libro Parlare di Dio, (si continua a parlare di Lui!!!!): «la (im) probabile attesa di un Dio che possa salvarci si ridurrà per caso solo alla "eco rivelata di un abissale silenzio”?» Questa domanda si fonda su una tendenza comune a molti, cioè l'idea che noi facciamo parte di un mondo che non è più abitato da Dio, dalla Sua realtà e dal Suo significato vuoi per il nostro rifiuto vuoi perché siamo soffocati dalla nostra difficile quotidianità.

È il perenne interrogativo: «ma ci sei? Ma dove sei? E se ci sei, perché non fai qualcosa?»

Questa domanda viene, giustamente, definita una «provocazione» per una ragione semplicissima: l’uomo è abituato a fare chiasso!

Dio agisce nell’attesa, nel silenzio, nell’intimità. Ed è proprio in questa realtà che dobbiamo individuare l’operato di Dio, sempre riconoscibile nel linguaggio dei simboli e nella pulizia del cuore.

Il prof. Sequeri sottolinea un altro fondamento di questa domanda: «…la civetteria intellettuale… tiene in ostaggio l’ontologia metafisica del senso con l’uso intimidatorio del fondamento ermeneutica del significato…»

L’uso smodato della ragione, confondendo spesso la nobile arte di ragionare con la razionalità più materiale, crea quegli orpelli che ci allontanano dal vero obbiettivo: attraverso l’interpretazione dei segni, scoprire in noi la presenza del nostro Creatore e la nostra presenza, sin dall’eternità, nel suo cuore.

Concludo questa breve riflessione con un passo di Giobbe: «Ecco, temere Dio, questo è sapienza e schivare il male, questo è intelligenza».