Giovanni Mazzillo
            “La parrocchia e le sue periferie”  

            - “Per il cristiano … annunciare la pace è      annunziare il Vangelo”
            - “È innanzi tutto la parrocchia a far esistere concretamente la Chiesa” (Giovanni Paolo II)

 

 

Struttura della relazione

n        Parrocchia come luogo di relazioni istituite o rinnovate

n        Senso e valore della periferia

n        Motivazioni teologiche
di una scelta

n        Piste progettuali                         

 

Due testi sulla Parrocchia
 A. FALLICO, Parrocchia diventa ciò che sei. Riflessione teologico-pastorale sulla centralità della parrocchia, Edizione Chiesa-mondo, Catania 2003;

M. SEMERARO, «Parrocchia e territorio», in Rivista di Scienze Religiose, 17 (2003/2) 241-258                                                                                                                               

1) Parrocchia come luogo di relazioni istituite o rinnovate Documenti ecclesiali a partire da:
 La parrocchia: Chiesa che vive tra le case degli uomini. Messaggio dell’Assemblea Generale dei Vescovi italiani, Assisi, 20 novembre 2003; (
www.chiesacattolica.it/cci_new/cei)                                                                          

 


 “La parrocchia: Chiesa che vive tra le case degli uomini”

n          Interrogativo capo di tutti gli altri
«Queste parole esprimono un sogno o una realtà? Possono dirsi veramente il volto delle nostre parrocchie o manifestano, al massimo, un buon desiderio?»

n          In ogni caso, l’esigenza per la parrocchia di «ripensarsi, a trovare occasioni, stile, linguaggio idonei ad esprimere il suo sforzo di venire incontro alle attese dell’ora presente»                                                                                                                                                                                                                                                                                 

n          Mentre

     «emerge il bisogno del sacro e di sentiti legami affettivi nel contesto di esperienze molto frammentate»

Occorre cercare

n          «anzitutto di capire, per indicare poi possibili percorsi di crescita umana e nella fede, soprattutto per i giovani e per le famiglie»                                                                                                                                                                                                        

n          Con una sottolineatura sul valore e la qualità delle relazioni interpersonali

 

n          «la passione di favorire il cammino delle persone, così che il sentimento religioso e il bisogno di vicinanza prendano la forma di una relazione personale viva e forte con Gesù Cristo e di un’autentica esperienza di comunione fraterna

 

n          La parrocchia ri-progetta se stessa
sulla lunghezza d’onda del sogno di Dio:

             «[Il sogno] prima di essere nostro, è di Dio: è Lui che ha pensato di prendere dimora tra gli uomini. E non solo l’ha desiderato: l’ha fatto. Gesù Cristo non è altro che questo: Dio che ha posto la sua tenda fra noi. Non casualmente Gesù Cristo viene chiamato anche “Emmanuele”, che vuol dire “Dio con noi”»                                                                                                                                 

n          La parrocchia, rete di relazioni:
con le persone, il territorio, le famiglie, il Vescovo;
«
“cellula viva” di una Chiesa più grande che, in definitiva, è l’unica Chiesa»

Qui essa trova «la propria identità, il fondamento della propria ecclesialità e allo stesso tempo le condizioni che le permettono di dare origine, come di fatto avviene, a figure concrete anche molto diverse tra loro»                                                 

 

2) Senso e valore della periferia

 

n          Il tema delle relazioni solleva alcuni interrogativi che ci conducono al tema proposto sulle periferie:

n          In sintesi:

n          1) Quali sono le persone coinvolte nel rinnovamento delle relazioni

n          2) Dove vivono queste persone?

n          3) Quali di questi luoghi sono le periferie?

n          4) Come la parrocchia può raggiungerle migliorando la rete delle relazioni, sì da essere non solo “paroikìa” ma soprattutto “koinonìa”? (10)

 

        Senza addentrarci in approfondimenti sociologi, pur necessari per una pastorale “mirata”,

n          Alla domanda n.1 (Quali sono le persone coinvolte nel rinnovamento delle relazioni) possiamo rispondere:

n          Sono tutte quelle del comprensorio della parrocchia, ma con un’attenzione tutta particolare, per i più svantaggiati e i “lontani”, in senso largo, le “periferie”                                       

Quali sono più esattamente le periferie e che cosa giustifica l’urgenza di una pastorale per esse?

Periferia è ciò che non è centrale, è ai margini, non conta, costituisce un problema, esige un’attenzione, è una richiesta d’aiuto

La perifericità è relativa alle persone e alle strutture: entrambe si compenetrano, nel senso  che alcune strutture favoriscono determinati comportamenti e questi rafforzano tali strutture                                       

La perifericità può costituire diverse tipologie

con un comune denominatore:
l’isolamento e/o la solitudine

Per una valutazione a noi pastoralmente più utile, basterà ricordare che la perifericità può essere accompagnata

dal degrado umano (esistenziale, familiare, sociale)

dall’isolamento 
= vita nelle campagne, pastori ecc., particolari categorie di lavoratori
= alcuni centri selettivi: es. strutture x tossici, case di riposo, ospedali x casi “terminali”
= villette residenziali fuori dell’abitato e dei rapporti comuni                                                         

n          Ognuna delle tipologie richiede un diverso approccio:

n          Oltre alle periferie indicate occorre aggiungere quella dei “lontani” dalla parrocchia:

n          Lontani per scelta
Lontani per indifferenza
Lontani per la caduta di senso della domanda religiosa e di un modo tradizionale di intendere e di presentare Dio                                                                               

 

 

3) Motivazioni teologiche di una scelta


L’impegno della parrocchia per le periferie
(dai lontani alle situazioni di degrado)

 

n         Motivazioni bibliche

n         Motivazioni dogmatiche e magisteriali                                                                                                                                                                                                               

 

 

n          Motivazioni bibliche:

n        La scelta delle periferie come attuazione  della scelta dei poveri:
questa scelta è stata fatta ed è continuamente fatta da Dio:

n        Sintesi nella Carta pastorale della Caritas italiana  del 1995

 

 

n.1: "Mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio ..." (Lc 4,18).

In queste parole che inaugurano il ministero di Gesù è contenuto anche il senso del nostro operare "la verità nella carità" (Ef 4,15). Come Cristo ha rivelato al mondo il volto di Dio, Padre accogliente e misericordioso verso tutti i suoi figli, così la nostra ispirazione e azione parte dai poveri, perché ad essi per primi è destinato il lieto annuncio della salvezza.                                                                                                      

 

Il messaggio di Cristo è messaggio della Chiesa: nell’annuncio verbale e nell’accoglienza solidale

<<Questa "vocazione" è rivolta a tutta la chiesa, perché,

animata dall'amore Caritas Christi urget nos (2Cor 5,14)

diventi sempre più casa accogliente per tutti i figli di Dio,

che è "Padre dell'orfano e della vedova", dell'umile e di chi grida a lui>> (ivi)                                                 

<<Questa "vocazione" è rivolta a tutta la chiesa, perché,

animata dall'amore Caritas Christi urget nos (2Cor 5,14)

diventi sempre più casa accogliente per tutti i figli di Dio,

che è "Padre dell'orfano e della vedova", dell'umile e di chi grida a lui>> (ivi)                                                 

 

L’amore non può essere declamato, ma va vissuto come sollecitudine di Dio per gli infelici

<<l'invocazione "Padre nostro", che sale a Dio dalla chiesa che celebra e che anima il suo annuncio nella catechesi, sospinge l'intera comunità a vivere nell'amore come famiglia di Dio, assumendo la sua stessa sollecitudine paterna per chi è o si sente perduto, privo di mezzi o di ragioni per vivere e sperare >> (ivi)                                

 

La scelta preferenziale:

<<"Se vedi la carità - scrive s. Agostino - vedi la Trinità"
(cf. CEI,Evang.Test.Carità 24,n. 4)

La carità, dunque, deve "farsi segno e trasparenza dell'amore di Dio", sprigionando in tal modo la sua "grande forza evangelizzatrice" >>                        

 

 

Gesù dà grande importanza all’annuncio del Vangelo ai poveri

e cioè al fatto che

<<i piccoli, i poveri sono evangelizzati >> 
(Evangelii nuntiandi, n. 12; cf. Mt 14,7)
                                                                                                

 

    Motivazioni dogmatiche e magisteriali

Sono collegate alla natura e alla missione della Chiesa, a cominciare dall’indole messianica del popolo di Dio. Lumen gentium, 9:

n           (La Chiesa) questo popolo messianico ha per capo Cristo …

n           Lo statuto di questo popolo è la dignità e la libertà dei figli di Dio …

n           La sua legge è il nuovo comandamento di amare come ci ha amati Cristo … Il suo fine è il regno di Dio, iniziato sulla terra da Dio stesso…

n           allora “anche la stessa creazione sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per partecipare alla gloriosa libertà dei figli di Dio”»                    

 

 

n            Missione della Chiesa e compito della parrocchia sono interdipendenti

n            rimandano alla realizzazione della pace come novità evangelica nei nostri rapporti con Dio, con gli altri e con la storia.  

n            Giovanni Paolo II ha scritto nel suo ultimo messaggio per la pace «Un impegno sempre attuale: educare alla pace» :

 

n          <<Noi cristiani, l'impegno di educare noi stessi e gli altri alla pace lo sentiamo come appartenente al genio stesso della nostra religione.

n          Per il cristiano, infatti, proclamare la pace è annunziare Cristo che è «la nostra pace » (Ef 2,14), è annunziare il suo Vangelo, che è «Vangelo della pace» (Ef 6,15), è chiamare tutti alla beatitudine di essere «artefici di pace» (cfr Mt 5,9)»>>

 

 

   Nei messaggi per la pace da Paolo VI in poi ci sono “Vari capitoli di una vera e propria «scienza della pace»”

Tra quelli vicini al nostro tema,in Paolo VI:

        1971: Ogni uomo è mio fratello
1972: Se vuoi la pace,
                lavora per la giustizia
1977: Se vuoi la pace, difendi la vita
1978: No alla violenza, Sì alla pace                                                                                           
                                                     

        E in Giovanni Paolo II:

> 1979: «Per giungere alla pace, educare alla pace »     

> 1982: La pace, dono di Dio affidato agli uomini

>1987: Sviluppo e solidarietà, chiavi della pace

>1993: Se cerchi la pace, va' incontro ai poveri

>1996: Diamo ai bambini un futuro di pace

>1998: Dalla giustizia di ciascuno nasce la pace per tutti                                              

 

>2000:«Pace in terra agli uomini, che Dio ama!»

>2001: Dialogo tra le culture per una civiltà dell'amore e della pace

>2002: Non c'è pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono

>2003: «Pacem in terris»: un impegno permanente                                                                                                               

            La sintesi:
 «proclamare la pace» è «annunziare Cristo che è “la nostra pace”» 
 E’ realizzarla nelle periferie perché luoghi abitati dai poveri, «sacramento di Cristo»,
per l’annuncio ai lontani, (sensibili al realtà della pace in tutti i suoi aspetti)
e per il superamento del degrado con la proposta di un senso più grande della vita
                                                                   

 

    

Perché le periferie sono sfida e occasione storica?

Perché la parrocchia può uscire da se stessa, perché ha una struttura capillare ed è chiamata a realizzare il suo compito messianico di Chiesa di Cristo e di popolo della beatitudini

 

 

            Inoltre le sue coordinate principali sono l’eucaristia e l’impegno storico:

entrambi appartengono al cuore del Vangelo, in quanto la sinassi eucaristica è grembo e germinazione di storia, mentre la fedeltà di Dio e il suo appello al nostro impegno, per il futuro dell’uomo e del mondo, appartengono al nocciolo della buona novella                                                                                                                                                   

                        La parrocchia riceve e trasmette il kerygma e vive nel memoriale eucaristico l’evento che Dio nel Figlio si è dato per l’uomo e per la felicità di costui.
È il luogo dove devono prendere corpo i progetti di Dio sul suo popolo (a iniziare dai poveri)
                                                        

n    La parrocchia attualizza
Il progetto di vita fatto proprio da Gesù:
«Io conosco i progetti fatti a vostro riguardo ... progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza» (Ger 29,11)                 

 

4) Piste progettuali

 

n         A) Mettere a tema la periferia come tema teologico e pastorale

n         B) Operare una ricognizione delle periferie della parrocchia, secondo le sue diverse tipologie

n         C) Intervenire con un’adeguata preparazione
e attraverso la diakonia, per tendere sempre più alla koinonia

 

 A) Mettere a tema la periferia come tema      teologico e pastorale
- Offrire e privilegiare itinerari biblico-formativi su testi e documenti relativi alla scelta preferenziale dei poveri
- Farne argomento dei consigli pastorali
- Individuare le periferie e i suoi soggetti, riflettendo non tanto su di loro, ma insieme con loro
- Farsi aiutare da volontari e da persone competenti in materia

 

B) Operare una ricognizione delle periferie della parrocchia, secondo le sue diverse tipologie

-            Individuare i “lontani”: visitarli, parlare con loro, offrire occasioni di incontro

-            Istituire “presidii” di speranza nei luoghi di degrado, curando la formazione e la cultura civica

-            In maniera più vasta, istituire un osservatorio diocesano o interdiocesano delle povertà, come substrato delle periferie                                                                                                                                                                                                

C) Intervenire con un’adeguata preparazione  attraverso la diakonia, per tendere sempre più alla koinonia

n          Più che offrire “servizi” che suppliscano all’assenza di quelli pubblici, promuovere l’autorealizzazione e l’iniziativa delle persone interessate (anche attraverso gemellaggi, testimonianze, visite a realtà già avviate: cf. progetto Policoro ecc.)

n          Rendere effettivamente funzionanti le caritas parrocchiali, sia a livello d’intervento che a livello formativo

n          Effettuare opportune verifiche e correzioni relativamente a quanto si è realizzato