INTERVENTO di PARBLE’  del 26/07/2002

Sul discorso se la teologia possa ritenersi scienza, mi chiedevo se fosse possibile che la dissertazione in corso potesse essere svincolata in più punti nodali.  Una cosa è avere delle certezze una cosa la verità una cosa la scienza. Queste cose non sempre vanno di pari passo, quantunque delle certezze possano essere chiamate o essere “avvisi” di verità e delle superstizioni possano essere considerate scienza. I possibili accostamenti di questi tre fattori sono molteplici. Quando la filosofia è considerata scienza non per questo ha trovato tutte le risposte ed è nella verità, così è per la psicologia, la fisica e le altre. Ognuna ha il suo metodo scientifico e le sue deontologie che vanno avanti per teorie ancora non contraddette. Qui non si discute se esiste Dio o i motivi per cui Dio non esiste. Si discute se la teologia  possa essere scienza. Qui non si discute tanto meno sulla scienza, perché arriviamo tutti a capire che ad ogni scienza manca sempre qualche certezza ulteriore per essere tale, ma si discute del modo di fare scienza, che possa essere fatta in modo imparziale e obiettiva e sia suscettibile al principio di non contraddizione etc. In questo senso credo che la Teologia possa essere definita scienza, perché ha il suo metodo di indagine. Bisogna tener fuori l’esistenza di Dio ed altri temi che si possono discutere in separata sede. Bisogna tener a bada i sentimenti personali sull’esistenza di Dio o meno.

La teologia non è impegnata a convincere gli altri dell’esistenza di Dio, afferma infatti che Dio è l’essere imperscrutabile, ma è rivolta alle relazioni interne della religione, ovvero, è attenta alle falsificazioni e indottrinatori vari.

Ma veniamo al nostro caso:

L’esempio del potassio spiega piuttosto una relazione interna fra spiritualità e Dio e non attesta che così come il potassio è insito nell’uomo allo stesso modo esiste Dio. La scienza spiega la relazione fra il potassio e l’uomo, la teologia la relazione tra spiritualità e Dio, senza (per questo) affermarne l’esistenza. In questo senso l’esempio del potassio era calzante. 

Non tocca certo alla teologia (soprattutto se definita come scienza), a far valere l’esistenza di Dio. Mi spiego meglio: la scientificità della teologia si basa sull’attenzione delle devianze religiose e falsi mistici, sette, etc. ovvero mette ordine in questo campo e in questo senso fa lo stesso lavoro della filosofia con le superstizioni etc.

Tutte le sensazioni sono percepite da tutti i cinque sensi contemporaneamente, secondo questo principio, paragonando una scienza ad ogni senso dell’uomo, posso dire che la realtà ha bisogno di tutte le scienze per essere interpretata, l’occhio completa l’udito, il gusto amplia l’odorato etc. Ogni senso ha una sua specificità e mi par poco chiaro chi voglia far valere le regole della dama su quelle degli scacchi. La dama ha le sue regole ed una sua “scienza” (i suoi ragionamenti logici), ma queste regole non valgono sulla piattaforma degli scacchi, che a loro volta hanno una loro scientificità, ma è molto semplice vedere categoricamente le proprie regole di partecipazione come le uniche di valore e di riferimento. Il modo di argomentare di molti filosofi mi appare rigido come lo schema degli esametri latini e parimenti fra i banchi ove si insegna la teologia a volte sarebbe più fruttuoso insegnare ortocultura e ingegneria meccanica, diversamente succede quello che tutti  sanno: i poeti poterono scrivere poesie nell’ora di matematica e i ragazzi copiare i compiti di matematica durante l’ora di religione. Io ho un grande sogno, che la danza di Shiva finalmente non  sia mai completamente separata dall’arte geometrica di Euclide e che le prove al carbonio-14 non siano del tutto separate dalle intuizioni del poeta.

Ogni cosa viene valutata secondo la misura del capacità mentali dell’uomo. In questo senso mi permetto di avanzare una profezia assurda:

<<Riguardo allo sviluppo mentale e alle capacità potenziali della mente che si evolve, nell’era duemila, siamo ancora come in un’era arcaica; le future generazioni saranno delle entità spirituali energetiche e considereranno il nostro tempo il loro pleistocene remoto.  Solo allora sapremo cosa sia stato il respiro del respiro, l’occhio dell’occhio, l’anima dell’anima; ma anche allora dovremo fare ancora qualche altro passo……>>. Parblé